Il Comune di Villa S. Lucia è situato a 320 metri sul livello del mare ed è costituito dalle frazioni di Piumarola e Pittoni.
Il S. Patrono è S. Lucia che ricorre il 13 dicembre.
Le Prime notizie di Villa S. Lucia, allora chiamata Villa di Piedimonte, risalgono all'anno 1052, sono riportate dal Gattola e sono relative ad un giudizio circa l'appartenenza a Montecassino di alcune terre situate nella località Fontanelle. Quando anche Piedimonte faceva ancora parte del territorio di Aquino, il centro abitato di Villa sorse su un colle dell'aria salubre e in una posizione migliore rispetto a quella di Piedimonte perché fornito di acqua: era diviso in diversi borghi dalle piccole dimensioni. In una permuta di territori tra l'abate Desiderio ed i conti di Equino, Piedimonte e la sua Villa passarono, intorno all'anno 1060, nei possedimenti di Montecassino. Villa è citata, poi, in un diploma del Papa Clemente III dell'anno 1189.
Alcuni siti dell'attuale territorio comunale hanno, però ben altre origini. Nella località Santa Scolastica sono stati rinvenuti reperti dell'età paleolitica e neolitica che, se non sono sufficienti a dimostrare l'esistenza di un luogo abitato, fanno comunque pensare ad un sito per la lavorazione della pietra. L'insediamento umano ivi accertato risale, invece, all'età del ferro dei secoli IX-VIII a.C.. I diversi reperti venuti alla luce - pietre lavorate, vasetti, frammenti di oggetti in bronzo e ambra gialla del Baltico - sono esposti, in buona parte, nel Museo Archeologico di Cassino.
La località porta il nome di Santa Scolastica per l'incontro annuale che sul posto avveniva tra la Santa, che vi giungeva da Piumarola, e San Benedetto, che vi giungeva da Montecassino: qui avvenne, il 6 febbraio 547, il miracolo della pioggia narrato da San Gregorio Magno. La chiesetta, di proprietà dell'Abbazia di Montecassino, è stata ricostruita dopo la distruzione causata dalla seconda guerra mondiale e reca un bel mosaico di Francesco Vignanelli.
Le altre località di Villa maggiormente legate alla storia del monastero cassinese sono la Cicogna dove esisteva la chiesa di San Nicola, Sant'Angelo da Fortunula edificato dai benedettini nella seconda metà del secolo XXII sui resti di precedenti costruzioni romane e Piumarola. A Piumarola visse Santa Scolastica il cui monastero fu ristrutturato, intorno all'anno 750, dalla Regina longobarda Tasia, mentre le prime notizie del locale castello - che presenta ancora qualche resto ed i due leoni di epoca desideriana - risalgono all'anno 1057. Il castello di Piumarola, elencato al terzo posto sulla porta di Desiderio a Montecassino, fu sempre, per l'amministrazione abbaziale, uno dei più importanti per la sua masseria rimasta in vita fino alla confisca del 1866.
Del resto, il monastero ed il successivo castello erano sorti su un centro abitato di epoca romana che, dai reperti archeologici venuti alla luce nel secolo scorso, dovette essere di una discreta importanza economica: una epigrafe del I secolo D.C. è finita nei Musei Capitolini di Roma, mentre una statua acefala di Igea, rinvenute nel 1842, si trova nel Museo di Montecassino.
Anche la chiesa di San Martino, di recente costruzione, era legata all'amministrazione di Montecassino per il pagamento di certe imposte e viene citata nel registro dell'abate Bernardo nell'anno 1267. Solo al 1595, invece, si fanno risalire le origini del Convento della Madonna delle Grazie che è un altro punto di riferimento non solo per gli abitanti di Villa S. Lucia, ma anche per quelli di Piedimonte San Germano. Ritenuto da sempre di proprietà del comune, nel 1866 venne confiscato ai frati francescani perché lo stesso comune non riuscì a dimostrare il proprio diritto; in seguito, sempre il Comune, ebbe dallo Stato, dietro richiesta, l'assegnazione del complesso per alcuni fini istituzionali.
Le vicende del territorio comunale, negli ultimi secoli del Medio Evo del resto fino alla distruzione totale causata dalla seconda guerra mondiale, sono le stesse della Terra di San Benedetto e del Cassinate.
Diversi furono i danni e le distruzioni subiti durante le lotte tra Impero e Papato. Quando Innoicenzo III (1179-1180) mandò il suo esercito in difesa di Montecassino e di Villa, Marqualdo, prima di porre l'assedio all'abbazia, fece incendiare Villa che trovò deserta perché gli abitanti erano fuggiti in massa a Montecassino; durante la ritirata Marqualdo fece incendiare anche Piumarola.
Solo raramente gli abitanti di Villa si ribellarono ai benedettini; anzi sembra che Federico II, sconfitte le truppe papali, abbia fatto saccheggiare Villa proprio perché gli abitanti avevano espresso il parere di non voler passare sotto i conti di Equino ma di voler restare con Montecassino. Ai tempi dell'abate Tomacelli (1414-1442) l'Abbazia di Montecassino ottenne, da Re Ladislao, l'esenzione dalle imposte per gli abitanti di Villa; la Regina Giovanna - successore di Ladislao - rinnovò il beneficio sotto la condizione che gli abitanti di Villa prestassero i turni di guardia a Montecassino, pena la perdita dell'esenzione.
Pur soggetta sempre all'influenza storia, politica ed economica di Montecassino (e Cassino) Villa Santa Lucia si è trovata sempre e si trova in diocesi di Equino (oggi Sora), nonostante la stretta vicinanza con Cassino.
Villa passò, nel 1487, sotto la giurisdizione del Regno di Napoli e il Gattola afferma, senza citare la data, che vi fu anche un ospedale; agli inizi del secolo XIX si distacco dal comune di Piedimonte ed ebbe la sua autonomia, ma gia da qualche decennio aveva un suo stemma.
Per distinguerla dalle altre ville, nel corso dei secoli presero a chiamarla Villa Santa Lucia dal nome della protettrice: il menzionato registro dell'abbate Bernardo così la cita già in un documento del 1226. L'attuale denominazione, però, fu adottata ufficialemente solo con deliberazione del consigilio comunale del 14 dicembre 1862 e approvata con R.D 1140 firmato da Vittorio Emanuele II il 22 gennaio 1863.